Voluntary disclosure: terza circolare

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato ieri la circolare n. 30 contenente ulteriori chiarimenti in merito alla procedura di voluntary disclosure.

“Uno dei chiarimenti più importanti riguarda l’eventuale “emersione”, in sede di voluntary disclosure, di liberalità indirette (per utilizzare le parole della circolare, “è il caso, ad esempio, della rinuncia a crediti, di elargizioni di denaro contante prelevato dai conti esteri ecc…”). La liberalità indiretta, ai fini dell’imposta di successione, precisano le Entrate, può sì essere tassata, ma in costanza dei requisiti dell’art. 56-bis del DLgs. 346/90 visto in combinazione con il DL 262/2006, quindi alla duplice condizione che essa risulti da dichiarazioni dell’interessato nell’ambito di procedimenti diretti all’accertamento di tributi (condizione da ritenersi operante) e che siano superate le franchigie oggi esistenti (ad esempio, un milione di euro per liberalità a favore di coniugi e parenti in linea retta). L’aliquota da applicare è quella massima dell’8% e non sono previste specifiche sanzioni.


Anche i chiarimenti su eventuali mancanze nella produzione documentale meritano di essere richiamati. Alla luce del principio di buona fede che deve sempre governare i rapporti tra le parti, la procedura di voluntary disclosure potrà avere esito positivo anche quando “il contribuente sia oggettivamente impossibilitato a produrre tutta la documentazione utile a ricostruire la sua posizione fiscale entro i termini stabiliti dal provvedimento”.

Si portano gli esempi di difficoltà nel reperire la documentazione in quanto l’istituto di credito a cui ci si appoggiava all’estero è fallito, o quando l’emersione riguarda lasciti ereditari già detenuti all’estero dal contribuente defunto, ove gli stessi istituti finanziari, per rilasciare la documentazione, pretendono di visionare la domanda di voluntary disclosure. Nella predetta eventualità il contribuente dovrà esternare la difficoltà a produrre i documenti già nella relazione, incluse le relative cause, e dimostrare di essersi comunque attivato per reperirli (in altre parole, bisogna dimostrare che ciò dipende da cause non rientranti nella volontà del contribuente). Per esempio, può essere prodotta la corrispondenza con i liquidatori dell’istituto di credito estero, con cui è stata sollecitata la trasmissione dei documenti. Comunque, i documenti mancanti devono essere prodotti prima che sia notificato l’invito a comparire di cui all’art. 5 comma 1-bis del DLgs. 218/97, o in sede di contraddittorio strumentale all’accertamento con adesione.

Passando ad altre questioni, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che i capitali esteri possono essere fatti rientrare già dalla data immediatamente successiva a quella di presentazione dell’istanza, dando evidenza dell’importo che sarà rimpatriato nella sezione IV del modello, nel campo 2 e 3, e nella relazione di accompagnamento. L’evidenza dell’avvenuto rimpatrio dovrà essere fornita “entro termini che consentano di tenere conto di ciò ai fini delle riduzioni delle sanzioni nei corrispondenti atti dell’ufficio”.

Poi, si specifica che, stante il dato normativo, le violazioni rilevanti ai fini dell’imposta di registro e dell’imposta sulle successioni non possono essere oggetto di voluntary disclosure. Se, però, nell’ambito dell’istruttoria, dovessero emergere elementi di evasione di tali tributi, l’Ufficio dovrà necessariamente effettuare i dovuti controlli, valutando l’opportunità di irrogare le relative sanzioni con la riduzione sino alla metà del minimo, ai sensi dell’art. 7 comma 4 del DLgs. 472/97. Rimane fermo che il contribuente, anche dopo l’istanza di voluntary disclosure, può sanare le menzionate violazioni tramite ravvedimento operoso”.

Fonte: Eutekne.info 12 Agosto 2015, Alfio CISSELLO

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