Tasse e contributi alle università non statali – Nuovi limiti di detrazione – Una scelta politica?

Il decreto del MIUR n. 288 del 29 aprile 2016 ha stabilito l’importo massimo detraibile dall’IRPEF lorda delle spese per l’istruzione universitaria, dando in tal modo attuazione alle disposizioni contenute nell’art. 15 comma 1 lett. e) del TUIR.

Pertanto, a partire dall’anno d’imposta 2015, la detrazione IRPEF del 19% si applica in relazione alle spese per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso:
– università statali;
– università non statali, in misura non superiore “a quella stabilita annualmente per ciascuna facoltà universitaria con decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, da emanarsi entro il 31 dicembre, tenendo conto degli importi medi delle tasse e dei contributi dovuti alle università statali”.

Il decreto ha individuato la spesa relativa alle tasse e ai contributi di iscrizione per la frequenza dei corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico delle Università non statali:

  1. per ciascuna area disciplinare di afferenza e
  2. per macro-regione in cui ha sede il corso di studio.

Per l’anno 2015, l’importo massimo detraibile è pari a:

  • per l’area disciplinare “medica”: 3.700 euro per i corsi con sede in Regioni del Nord, 2.900 euro per il Centro e 1.800 per il Sud e isole;
  • per l’area disciplinare “sanitaria”: 2.600 euro per i corsi con sede in Regioni del Nord, 2.200 euro per il Centro e 1.600 per il Sud e isole;
  • per l’area disciplinare “scientifico-tecnologica”: 3.500 euro per i corsi con sede in Regioni del Nord, 2.400 euro per il Centro e 1.600 per il Sud e isole;
  • per l’area disciplinare “umanistico-sociale”: 2.800 euro per i corsi con sede in Regioni del Nord, 2.300 euro per il Centro e 1.500 per il Sud e isole.

Sembra chiara, quindi, la scelta “politica”: privilegiare le aree scientifiche e mediche, in effetti, presidiate da validissime istituzioni universitarie private. L’Italia ha bisogno di incrementare il proprio livello di conoscenze tecniche e tecnologiche (salvo poi far scappare all’estero i nostri migliori cervelli, offrendogli nel loro Paese borse di studio nemmeno equivalenti alle pensioni sociali) e di medici, perché il Paese sta invecchiando.

Mi chiedo solo se chi al MIUR ha pensato e scritto il decreto sappia (e se lo sapesse, la scelta sarebbe ancor più “politica”) che nell’area disciplinare “umanistico-sociale” sono comprese anche le scienze economiche ed aziendali nelle quali, a mente, esistono in Italia almeno un paio di Università per le quali una detrazione di 2.800 Euro (Milano) o 1.500 Euro (Roma) non rappresentano un incentivo molto diverso da quello delle sontuose borse di studio dei ricercatori.

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