Smart working: agevolazione impatriati solo se lavoro prestato prevalentemente in Italia

Con la Risposta ad Interpello n. 621 del 23 settembre 2021, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che, in caso di attività lavorativa svolta da remoto (c.d. “smart working”) , il reddito da essa prodotto si considera conseguito nel luogo in cui il dipendente si trova fisicamente.

Per tale ragione, qualora la prestazione lavorativa non sia stata svolta prevalentemente nel territorio dello Stato nel corso del singolo periodo di imposta, quindi per un periodo superiore a 183 giorni nel corso dell’anno considerato, il lavoratore dipendente non potrà usufruire dell’agevolazione prevista dall’art. 16 del D.lgs. 147/2015.

Riferimenti:

  • Art. 16, D.lgs. 147/2015;
  • Articolo 1, comma 1, lettera c), DM 26 maggio 2016;
  • Circolare Agenzia Entrate n. 17/E del 23 maggio 2017