Residenza fiscale – Ruolo della normativa interna e delle Convenzioni internazionali

Una persona fisica, a norma dell’art. 2 del TUIR, è considerata fiscalmente residente in Italia se, per la maggior parte del periodo d’imposta:

  • è iscritta nell’Anagrafe della popolazione residente;
  • ha il domicilio nel territorio dello Stato;
  • ha la residenza anagrafica nel territorio dello Stato ai sensi del Codice Civile.

Qualora si verifichino casi di conflitti di doppia residenza, è necessario fare ricorso alle Convenzioni contro le doppie imposizioni, che individuano la residenza nello Stato in cui la persona ha la propria abitazione permanente o, in caso di abitazioni permanenti in entrambi gli Stati, nello Stato in cui è situato il centro dei propri interessi vitali.
L’iscrizione all’AIRE non è, quindi, di per sé decisiva ai fini della valutazione della residenza fiscale, in quanto è possibile che un soggetto ancora iscritto all’Anagrafe della popolazione residente debba considerarsi residente all’estero se, in base alla Convenzione che lega l’Italia all’altro Stato (le Convenzioni prevalgono sulla norma interna), l’abitazione permanente e/o il centro degli interessi vitali sono in quest’altro Stato. Tuttavia, è opportuno ricordare che in alcune decisioni di giurisprudenza il principio di prevalenza delle Convenzioni sulla norma domestica (da ultima, la sentenza della Cassazione n. 21970/2015) è stato disatteso. Così come si deve sottolineare che alcuni regimi agevolativi (impatriati, nuovi residenti, etc.) fanno riferimento alla residenza come determinata dall’art. 2 del TUIR, escludendo dunque i cittadini italiani che, pur essendo emigrati all’estero, non sono mai iscritti all’AIRE.

Fonti e riferimenti:

  • art. 2 DPR 22.12.1986 n. 917 (S.O. n. 1 G.U. 31.12.1986 n. 302)
  • art. 4 Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni 21.11.2017
  • Il Quotidiano del Commercialista del 16.5.2018 – ”Iscrizione all’AIRE non decisiva per la valutazione della residenza fiscale” – Odetto G.

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