Residenza fiscale – Normativa interna Vs. Convenzioni internazionali

Nei casi di possibile doppia residenza fiscale delle persone fisiche, la residenza è assegnata in base alle norme delle Convenzioni contro le doppie imposizioni che legano l’Italia all’altro Stato e che, di regola, stabiliscono i criteri subordinati dell’abitazione permanente e del centro degli interessi vitali.
I casi di doppia residenza possono sorgere quando sia l’Italia sia il Paese estero hanno titolo di considerare la persona residente in virtù dell’iscrizione all’anagrafe della popolazione residente, della residenza o del domicilio per la maggior parte del periodo d’imposta.
Particolarmente critica è, in alcuni contesti, la situazione delle persone non iscritte all’AIRE, poiché esse hanno residenza fiscale italiana per presunzione assoluta in base all’art. 2 del TUIR, ma devono essere considerate residenti dell’altro Stato se sussistono i requisiti (di grado superiore) previsti dalle Convenzioni.

Quest’ultima circostanza inizia a trovare spazio non solo nella recente prassi dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio, nella risposta ad interpello n. 25/2018), ma anche nella stessa formulazione di alcune leggi (ad esempio, l’art. 5 del DL 34/2019 prevede una sorta di clausola di salvaguardia, anche per il passato, proprio sul tema della mancata iscrizione all’AIRE).

Fonti e riferimenti:

  • art. 2 DPR 22.12.1986 n. 917
  • art. 2 Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni 21.11.2017
  • Il Quotidiano del Commercialista del 27.5.2019 – ”Residenza fiscale estera anche per le persone non iscritte all’AIRE” – Odetto G.   

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