Residenza fiscale in base alla norma interna e alle Convenzioni: risposta ad interpello n. 25 del 04-10-2018

La risposta dell’Agenzia delle Entrate a istanza di interpello n. 25 pubblicata ieri, 4 ottobre 2018, contiene alcune importanti indicazioni:

  • innanzi tutto, il documento ricorda che “l’accertamento dei presupposti per stabilire l’effettiva residenza fiscale costituisce una questione di fatto che non può essere oggetto di istanza di interpello ai sensi dell’articolo 11 della legge n. 212 del 2000 (cfr. circolare n. 9 del 1° aprile 2016)“. C’è da notare che nel caso di specie il contribuente non ha nemmeno prospettato la propria soluzione interpretativa e, anzi, le indicazioni che fornisce non sono particolarmente dettagliate e/o circostanziate: si segnala, a titolo più generale, che non è mai consigliabile chiedere risposte dal Fisco presentando quesiti in maniera poco chiara o, peggio, argomentando in maniera tale da esporsi a sicure interpretazioni di segno contrario o negativo;
  • in secondo luogo, nel testo si segnala che la residenza “fiscale” di una persona deve essere valutata in base alla normativa interna ma anche alle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Nell’interpello (che, considerata la dichiarata inammissibilità dell’istanza, ha valore meramente interpretativo), l’Agenzia delle Entrate puntualizza che:

  • a norma dell’art. 2 comma 2 del TUIR, sono considerate residenti in Italia le persone che per la maggior periodo d’imposta sono iscritte nell’Anagrafe della popolazione residente o hanno in Italia il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile. In base alla norma interna, quindi, i soggetti che si iscrivono all’AIRE nella seconda metà dell’anno solare (ovvero quando siano trascorsi più di 183 giorni da inizio anno) risultano ancora residenti ai fini fiscali in Italia con riferimento all’intero periodo d’imposta;
  • tuttavia, possono risultare fiscalmente residenti in Italia anche le persone iscritte all’AIRE per la maggior parte dell’anno solare, ma che mantengano in Italia il domicilio ai sensi del Codice Civile, ovvero la sede principale dei propri affari e interessi;
  • nei casi di conflitti di residenza è comunque fatto salvo il ricorso alle Convenzioni contro le doppie imposizioni, che considerano criteri principali di individuazione della residenza fiscale quello del luogo di ubicazione dell’abitazione permanente (inteso come il luogo in cui la persona dimora abitualmente) e, in subordine, quelli del centro degli interessi vitali e della dimora abituale.

Fonti e riferimenti:

  • Risposta interpello Agenzia Entrate 4.10.2018 n. 25;
  • Eutekne.info, il Quotidiano del Commercialista, 05-10-2018.

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