Residenza fiscale – AIRE

La Commissione Tributaria Regionale di Milano con la sentenza del 12.5.2016 n. 2860/65/16 ha stabilito che non può invocare il possesso di residenza all’estero il soggetto contribuente che, pur trascorrendo gran parte dell’anno all’estero, non sia iscritto all’AIRE e svolga un’attività professionale, ancorché occasionale, in Italia.

Secondo il contribuente (N.d.R. trattandosi di contestazione relativa a Paese black list si era in presenza di inversione dell’onere della prova), l’effettività della residenza fiscale estera era dimostrata da una pluralità di elementi, quali:

  • l’attestazione della residenza estera rilasciata dall’amministrazione fiscale svizzera in calce alla domanda di esenzione dall’imposta italiana sulla pensione;
  • la disponibilità di un’abitazione permanente, il pagamento delle utenze, l’immatricolazione di un autoveicolo nel territorio elvetico, il permesso di domicilio in tale Paese;
  • la limitata attività professionale svolta in Italia.

Tuttavia il Collegio giudicante ha ricordato che ai fini delle imposte sui redditi, devono considerarsi residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta, sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente e che hanno la residenza o il domicilio in Italia ai sensi del Codice civile (art. 2 del TUIR). Tali condizioni sono alternative e, pertanto, la sussistenza di una sola di esse è sufficiente ad integrare la residenza fiscale in Italia del contribuente.

La sentenza, dunque, fornisce una nuova occasione per ribadire che l’iscrizione all’AIRE, pur non essendo elemento di prova definitiva per la dimostrazione della residenza all’estero, è elemento minimo ed essenziale per una corretta impostazione della tax governance globale delle persone fisiche.

Fonti e riferimenti:

  • art. 2 DPR 22.12.1986 n. 917 (S.O. n. 1 G.U. 31.12.1986 n. 302)
  • Il Sole – 24 Ore del 11.7.2016, p. 24 – ”Senza l’iscrizione all’Aire non c’è residenza in Svizzera” – Nessi – Torelli

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