Regimi agevolativi legati al rientro in Italia – Requisito della residenza estera pregressa

Gli incentivi fiscali volti ad attrarre in Italia le persone fisiche sono subordinati, oltre all’acquisizione della residenza in Italia, anche al rispetto di un periodo minimo di residenza estera, da verificare antecedentemente al rientro.Nel caso degli incentivi fiscali per docenti e ricercatori (art. 44 del DL 78/2010), come precisato dall’Agenzia (circ. n. 17/2017, § 1.2, Parte II), seppur la norma non specifichi quale debba essere la durata della residenza estera pregressa, il periodo minimo di 2 anni richiesto per il protrarsi dell’attività di ricerca o docenza è l’arco temporale minimo necessario a integrare il presupposto della non occasionale residenza all’estero. Per il regime degli impatriati, l’art. 16 del D.lgs. 147/2015 richiede espressamente che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento.La circ. n. 17/2017, Parte II, § 3.1 ha chiarito che possono accedervi coloro che già svolgono un’attività lavorativa nel territorio dello Stato, prima del trasferimento in Italia; ugualmente, possono accedere al beneficio coloro che trasferiscono la residenza in Italia prima ancora di iniziare lo svolgimento di detta attività, a condizione che sia ravvisabile un collegamento tra i due eventi.
Fonti e riferimenti:
– art. 16 D.lgs. 14.9.2015 n. 147
– art. 44 DL 31.5.2010 n. 78
– art. 24 bis DPR 22.12.1986 n. 917
– art. 24 ter DPR 22.12.1986 n. 917
– Il Quotidiano del Commercialista del 27.12.2022 – ”Periodo minimo di residenza estera pregressa per i benefici legati al rientro” – Corso L.