Patent Box – “nexus ratio”

Ai fini dell’agevolazione c.d. “patent box“, il reddito da agevolare è definito in base al rapporto tra i costi per attività di ricerca e sviluppo sostenuti per il “mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale” agevolabile e le spese complessive sostenute per produrre tale bene (nexus ratio). Nel numeratore si considerano altresì le spese sostenute per l’acquisto dei beni immateriali e delle spese di R&S esternalizzate presso società del gruppo, entro il limite del 30% del numeratore stesso.

Gli Autori degli articoli qui citati sottolineano l’importanza di poter definire preventivamente con l’Agenzia delle Entrate i criteri di calcolo del rapporto.

Tale definizione, tuttavia, sembra ostacolata dal tenore letterale del DM 30.7.2015, per il quale ricadono nell’ambito applicativo dell’accordo solamente la determinazione del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa, ovvero la determinazione dei redditi e delle plusvalenze infragruppo (art. 12). Anche il provv. 1.12.2015 non prevede che il rapporto sia ricompreso tra gli effetti dell’accordo, anche se, tra le informazioni obbligatorie da fornire con l’istanza, occorre indicare la “chiara descrizione dell’attività di ricerca e sviluppo svolta e del diretto collegamento della stessa con lo sviluppo, il mantenimento, nonché l’accrescimento di valore dei beni“.

Tale circostanza, ad avviso degli Autori, potrebbe essere utilizzata come “apertura” interpretativa per includere anche i criteri di calcolo del nexus ratio nell’accordo di ruling.

Fonti:

  • Il Sole – 24 Ore del 29.2.2016, p. 21 – ”Il patent box al bivio delle spese” – Albano – Bellini
  • Il Sole – 24 Ore del 29.2.2016, p. 21 – ”Le linee guida Ocse per stime «solide»” – Bellini

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