Mancata esibizione documentazione: condizioni e conseguenze

La sentenza della Cassazione n. 16960 depositata l’11-08-2016 ha affermato che non operano le preclusioni probatorie che inibiscono l’esibizione della documentazione contabile richiesta al contribuente e da questi non fornita in fase di accesso o di verifica, qualora, a fronte della giustificazione addotta circa la causa dell’indisponibilità di tale documentazione il Fisco non alleghi circostanze, anche indiziarie, utili a ravvisare la condotta del rifiuto doloso di esibizione da parte del contribuente. 

In effetti ai sensi dell’art. 52, comma 5 del DPR 633/1972, libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione non possono essere utilizzati a favore del contribuente in sede amministrativa o contenziosa; per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi all’ispezione (analoga disposizione è contenuta nell’art. 32, comma 4, del DPR 600/1973).

Ma secondo le Sezioni Unite, perché la dichiarazione resa dal contribuente di non possedere i libri, registri, scritture e documenti di cui si sia richiesta l’esibizione comporti la preclusione di usarli poi a suo favore, è necessario che:

  • La dichiarazione non sia caratterizzata da veridicità o, più in generale, si sostanzi in un sostanziale rifiuto di esibizione, determinabile anche attraverso semplici indizi; 
  • Vi sia coscienza e volontà;
  • Vi sia dolo, costituito dalla volontà del contribuente di impedire che, nel corso dell’accesso, possa essere effettuata l’ispezione del documento (SS.UU n. 45/2000).

Questa posizione aveva già trovato molte conferme in seno alle Sezioni semplici della stessa Suprema Corte, che avevano stabilito che le preclusioni probatorie non operano non soltanto quando l’indisponibilità della documentazione richiesta sia dovuta a caso fortuito o forza maggiore, ma anche quando ciò sia determinato da colpa, come nell’ipotesi di negligenza e imperizia nella custodia e conservazione della documentazione.
Tuttavia accanto a questo filone giurisprudenziale, nel corso degli ultimi anni se ne era sviluppato un altro secondo cui il divieto di prendere in considerazione in sede amministrativa o contenziosa i libri, scritture e documenti di cui si è rifiutata l’esibizione deve ritenersi operante non solo nell’ipotesi di rifiuto (per definizione “doloso”) dell’esibizione, ma anche nei casi in cui il contribuente dichiari, contrariamente al vero, di non possedere o sottragga all’ispezione i documenti in suo possesso, ancorché non al deliberato scopo di impedirne la verifica, ma per errore non scusabile, di diritto o di fatto (dimenticanza, disattenzione, carenze amministrative, ecc.) e, quindi, per colpa.
Con la sentenza commentata, però, la Cassazione ha puntualizzato che “si deve ritenere recessivo il diverso orientamento che ascrive rilevanza anche all’errore non scusabile, di diritto o di fatto”.

Fonte:

  • Eutekne.info, Alessandro Borgoglio, 12 Agosto 2016

Lascia un commento