Lavoro dipendente prestato all’estero – Piloti e assistenti di volo

Per effetto delle disposizioni contenute nella maggior parte delle Convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia, il reddito del personale di volo impiegato nel traffico internazionale risulta tassato anche nello Stato dove la compagnia ha la propria sede di direzione effettiva.
Quindi, l’imposizione effettuata dallo Stato in cui la compagnia di volo ha la propria sede di direzione effettiva si aggiunge a quella dello Stato di residenza della persona: in altre parole, se il pilota o l’assistente hanno la propria residenza fiscale in Italia, le retribuzioni erogate dalla compagnia estera concorreranno alla formazione del loro reddito complessivo (Worldwide principle) e dall’imposta così determinata si dovranno scomputare le imposte assolte all’estero, ai sensi di quanto previsto dall’art. 165 del TUIR.

E’ opportuno sottolineare che deve essere posta grande attenzione al momento di stabilire quale sia la giusta Convenzione da considerare: infatti, il personale delle compagnie aeree non sempre è alle dirette dipendenze delle stesse e, d’altra parte, le norme prevedono che non sia possibile avere riguardo al datore di lavoro “apparente, ma a quello che ha effettivo potere direzionale e di controllo sui lavoratori.

Fonti e riferimenti:

  • art. 23 DPR 22.12.1986 n. 917 (S.O. n. 1 G.U. 31.12.1986 n. 302)
  • art. 51 DPR 22.12.1986 n. 917 (S.O. n. 1 G.U. 31.12.1986 n. 302)
  • Il Quotidiano del Commercialista del 9.7.2018 – ”Il pilota di aereo paga le imposte sia in Italia, sia all’estero” – Odetto G.

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