Lavoratori dipendenti “frontalieri” tassati solo in Svizzera

Con la Risoluzione del 28.3.2017 n. 38, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito i criteri di individuazione dei lavoratori dipendenti frontalieri in Svizzera, ai fini dell’applicazione della specifica disciplina convenzionale.

L’art. 1 dell’Accordo bilaterale del 3.10.74 tra l’Italia e la Svizzera, ratificato dalla L. 26.7.75 n. 386, prevede infatti che “i salari, gli stipendi e gli altri elementi che fanno parte della remunerazione che un lavoratore frontaliero riceve in corrispettivo di una attività dipendente sono imponibili soltanto nello Stato in cui tale attività è svolta”; pertanto, i frontalieri residenti in Italia che vanno a lavorare in Svizzera come dipendenti sono tassati solo in tale Stato. Il successivo art. 2 stabilisce che i Cantoni svizzeri confinanti con l’Italia (Grigioni, Ticino e Vallese) versano ogni anno a beneficio dei Comuni italiani di confine una parte del gettito fiscale proveniente dalla imposizione delle remunerazioni dei frontalieri italiani, come compensazione finanziaria delle spese sostenute dai Comuni italiani a causa dei frontalieri che risiedono sul loro territorio e che svolgono l’attività di lavoro dipendente in Svizzera, con tassazione esclusiva in tale Stato.

I criteri di ripartizione e utilizzazione delle compensazioni finanziarie, di cui all’art. 2 dell’Accordo del 1974, sono stati stabiliti, da ultimo, con il DM 4.8.2016 (pubblicato sulla G.U. 6.9.2016 n. 208).

Sulla base di quanto stabilito dal citato DM 4.8.2016, secondo l’Agenzia delle Entrate sono da qualificare come “lavoratori frontalieri in Svizzera”, ai fini dell’applicazione della suddetta specifica disciplina convenzionale, i soggetti che siano residenti in un Comune italiano il cui territorio sia compreso, in tutto o in parte, nella fascia di 20 chilometri dal confine con uno dei Cantoni del Ticino, dei Grigioni e del Vallese, ove si recano per svolgere l’attività di lavoro dipendente, ma non è necessario che l’attività sia prestata in un Cantone “frontista” rispetto al Comune di residenza.
Viene quindi confermato quanto era già stato affermato dalla Direzione Regionale delle Entrate della Lombardia con il parere n. 904-45720/2008, nonché dalla dottrina.

Qualora il lavoratore sia residente in un Comune al di fuori della suddetta fascia di 20 chilometri dal confine, non si potrà invece applicare la specifica disciplina dei frontalieri di cui all’Accordo del 1974, ma si dovrà fare riferimento alla disciplina generale dettata dall’art. 15 co. 1 della Convenzione Italia-Svizzera contro le doppie imposizioni, in base alla quale il lavoratore dipendente residente in Italia che svolge l’attività in Svizzera è soggetto alla tassazione concorrente di entrambi gli Stati.

In tal caso, ai fini della tassazione in Italia del reddito di lavoro dipendente prodotto in Svizzera, si applica:

  • la franchigia prevista per i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera, pari a 7.500,00 euro a decorrere dall’1.1.2015 (artt. 1 co. 175 della L. 147/2013 e 1 co. 690 della L. 190/2014);
  • il credito per le imposte pagate all’estero, riducendo l’imposta estera in misura corrispondente al reddito estero che ha concorso alla formazione del reddito complessivo in Italia, cioè al netto della suddetta franchigia (art. 165 co. 10 del TUIR).

Fonte:

Circolare Mensile Eutekne n. 3 di marzo 2017

 

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