Lati oscuri e Medioevo (fiscale)

Riporto, nella sua versione integrale, un interessante contributo di AIDC in relazione alle recenti dichiarazioni del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. A ciascuno le proprie considerazioni. Buona lettura.

Sulla Dichiarazione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate

NON E’ FANTASCIENZA. E’ MEDIOEVO

La Orlandi ci riporta, non meno di chi continua ad avere atteggiamenti fiscalmente fraudolenti, in un brutto medioevo che non avremmo più voluto vivere.
La contrapposizione tra furbi e inquisitori, due facce di una brutta medaglia, è una realtà che sappiamo ben presente nel nostro paese ma che ci auguriamo di superare, ciascuno con il proprio contributo.
I Dottori Commercialisti, a dispetto dei luoghi comuni, spesso usati anche da esponenti apicali del nostro paese – che ci vedono come “spalla” degli evasori – sono al contrario, da sempre, schierati a favore del senso civico fiscale.
A fianco dell’imprenditore, spesso medio piccolo, conosciamo perfettamente la fatica che questi fa nel mantenere la propria impresa, pagare gli stipendi, sopravvivere alla burocrazia ed a mille vessazioni. Ma non ci stanchiamo mai di indicare la strada della legalità come strada maestra per la crescita di impresa. Sempre incontrando la condivisione dell’imprenditore.

 Il maggior avversario, ed è un paradosso, è spesso l’amministrazione finanziaria, i burocrati, le leggi: sovrapposte, retroattive e incomprensibili.

Per passare dal medioevo tributario al rinascimento dell’impresa abbiamo proposto un nuovo patto, questa volta di sangue, mediante la revisione dello Statuto dei Diritti del Contribuente, elevandolo a rango costituzionale.
Norme di base, solide ed inscalfibili. Non eludibili.

Un patto basato sulla pari dignità tra contribuente e stato (che poi è la somma dei contribuenti in quanto cittadini).
Un patto basato sulla consapevolezza del dovere di contribuire e sulla esigenza che ciò avvenga senza vessazioni.

Il Dottore Commercialista non gode del caos burocratico, di cui alcuni ritengono si alimenti.
Gode della floridità dell’impresa, che è l’albero che gli concede la linfa.
Quell’albero deve essere messo in condizione di crescere liberamente e rigogliosamente.

In un paese civile, non occorre minacciare il ricorso a norme draconiane: basta applicare quelle che ci sono, semplicemente, sistematicamente, equamente.
Non siamo di fronte a misure straordinarie. Nessun coprifuoco o rappresaglia.
Si applichino le leggi, si evitino le minacce.

Chi si è sottratto al dovere tributario paghi, il giusto, inesorabilmente. Questo deve essere.
Ma chi ha pagato il dovuto, che spesso è più del giusto, ha diritto a rispetto e serenità.

Che l’Agenzia delle Entrate si faccia interlocutore equilibrato e ci aiuti nella strada del rinascimento.

Che finalmente si dia voce alla proposta di riforma dello Statuto dei Diritti del Contribuente, garanzia del cittadino e dello Stato, per un serio patto sociale.

Che la norma sia certa, chiara, semplice, stabile nel tempo.

Non chiediamo poi gran che“.

 

Lascia un commento