IVA: responsabilità prestatore e diritto alla detrazione

La stampa specializzata si è occupata negli ultimi giorni di alcuni aspetti particolari inerenti la disciplina IVA. Nello specifico:

  1. Su chi gravi la responsabilità della applicazione della corretta aliquota IVA esposta in fattura;
  2. Se sia legittimo disconoscere la detrazione di una fattura emessa da un soggetto la cui partita IVA si sia rivelata, a posteriori, cessata.
  1. La responsabilità in merito all’applicazione della corretta aliquota d’imposta da applicare nelle cessioni di beni o nelle prestazioni di servizi grava in capo al cedente/prestatore. Non assumono dunque rilevanza, se non ai fini dei rapporti civilistici tra fornitore e cliente, eventuali dichiarazioni rese dal cessionario o dal committente in ordine all’aliquota da applicare alle operazioni.
    Il Ministero delle Finanze, con risoluzione n. 361705/1979, ha chiarito che laddove sia previsto un beneficio consistente nell’applicazione di aliquote agevolate in presenza di determinati presupposti, il soggetto d’imposta che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi deve “assicurarsi in concreto che ricorrano i presupposti per l’applicazione dell’aliquota ridotta, non avendo carattere esimente da sanzioni l’eventuale dichiarazione rilasciata dal committente dei lavori circa la sussistenza dei requisiti per la concessione del beneficio tributario”.
  2. Nell’ambito del c.d. “spesometro” ex art. 21 del DL 78/2010 sono numerosi i casi in cui un soggetto passivo IVA, in qualità di cessionario o committente, ha comunicato i dati di una fattura evidenziando un numero di partita IVA di un fornitore che risulta, a posteriori, cessato, rischiando, in tal modo, di perdere il diritto alla detrazione dell’IVA evidenziata nel documento.
    Secondo la giurisprudenza comunitaria, il diritto alla detrazione IVA non può essere negato ove siano soddisfatti i requisiti sostanziali, anche quando taluni obblighi formali siano stati omessi. Tuttavia, in base al principio della buona fede e della ragionevole diligenza, il contribuente deve adottare tutte le misure possibili per assicurarsi di non partecipare ad una frode: come può desumersi da una recente sentenza della Corte di Giustizia UE (causa C- 101/16), si ritiene che il controllo del numero di partita IVA del fornitore costituisca un onere proporzionato da porre a carico del soggetto passivo IVA, essendo un adempimento effettuabile da chiunque con un semplice accesso al sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Fonti e riferimenti:

  • art. 1 DPR 26.4.1986 n. 131 (G.U. 30.4.1986 n. 99)
  • DPR 26.10.1972 n. 633 (S.O. n. 1 G.U. 11.11.1972 n. 292)
  • DPR 26.10.1972 n. 633 (S.O. n. 1 G.U. 11.11.1972 n. 292)
  • Risoluzione Min. Finanze 5.1.1979 n. 361705
  • Cass. 2.3.2012 n. 3291
  • Cass. 29.12.2010 n. 26259
  • Cass. 1.10.2004 n. 19682
  • Il Quotidiano del Commercialista del 27.11.2017 – ”Prestatore sempre responsabile per l’aliquota IVA agevolata” – Bilancini L.
  • Il Quotidiano del Commercialista del 23.6.2016 – ”IVA al 4% “prima casa” con dubbi per i contratti di appalto” – Greco E. – Mauro A.
  • Il Quotidiano del Commercialista del 28.4.2017 – ”IVA ridotta da valutare nei subappalti per costruire edifici” – Greco E.
  • Il Quotidiano del Commercialista del 23.2.2011 – ”Prima casa in costruzione, IVA al 4% per le “migliorie”” – Mauro
  • art. 21 DL 31.5.2010 n. 78 (S.O. n. 114 G.U. 31.5.2010 n. 125)
  • art. 19 DPR 26.10.1972 n. 633 (S.O. n. 1 G.U. 11.11.1972 n. 292)
  • art. 167 Direttiva (CE) 28.11.2006 n. 112
  • Corte di giustizia 19.10.2017 n. C-101/16
  • Italia Oggi del 27.11.2017, p. 8 – ”Lo spesometro fa scricchiolare il diritto alla detrazione Iva” – Ricca
  • Italia Oggi del 27.11.2017, p. 9 – ”Il caso di fornitore scomparso al fisco” – Ricca
  • Il Quotidiano del Commercialista del 15.11.2017 – ”Il fornitore con partita IVA cessata mette a rischio la detrazione” – Gazzera M.

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