Incentivi lavoratori “impatriati” – durata obbligo permanenza in Italia – decadenza

Con la risposta ad Interpello n. 904-927/2019 (in fase di pubblicazione), presentato alla DRE Lombardia per conto di un nostro cliente, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che il contribuente rientrato in Italia beneficiando dell’incentivo previsto dalla Legge 238/2010 e che poi abbia esercitato l’opzione per il passaggio all’agevolazione per i lavoratori “impatriati”, ai sensi di quanto previsto dal comma 4 dell’art. 16 del D.lgs. 147/2015, dovrà assolvere l’obbligo di permanenza in Italia con riferimento a quanto stabilito dalla prima delle due norme agevolative considerate, ovvero decorsi cinque anni dalla data di prima fruizione del beneficio di cui alla Legge 238/2010.

La soluzione interpretativa prospettata dal contribuente e confermata dalla risposta della DRE Lombardia si fonda sulle seguenti considerazioni:

  • La norma agevolativa della Legge 30 dicembre 2010 n. 238, art. 7, comma 1, stabiliva che “Il beneficiario degli incentivi fiscali di cui all’articolo 3, comma 1, decade dal diritto agli stessi se trasferisce la propria residenza o il proprio domicilio fuori dell’Italia prima del decorso di cinque anni dalla data della prima fruizione del beneficio. In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi” e che la Circolare n. 14 del 2012, come ricordato nella Circolare 17 del 2017, ha chiarito che il periodo di prima fruizione è quello in cui ha avuto inizio il rapporto di lavoro;
  • La norma del D.lgs. 147/2015 prevede invece, quale causa di decadenza, il trasferimento della residenza fuori dell’Italia prima che siano decorsi due anni dal trasferimento in Italia;
  • Dunque, le due norme hanno criteri di determinazione del periodo di permanenza in Italia divergenti, poiché l’uno è fondato sulla prima fruizione, il secondo sul concetto di residenza fiscale (cfr. Circolare Agenzia Entrate n. 17/E del 2017 pagg. 40 e 41);
  • Proprio sulla base di quanto indicato al punto che precede, il Provvedimento Agenzia Entrate 29.3.2016 n. 46244, nel disciplinare le “Modalità di esercizio dell’opzione ai fini dell’applicazione del regime previsto per i lavoratori impatriati dall’art. 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, da parte dei soggetti destinatari dei benefici previsti dalla legge 30 dicembre 2010, n. 238, che si sono trasferiti in Italia entro il 31 dicembre 2015” (come nel caso dell’Istante) ha indicato che “Per esigenze di semplificazione, si è, inoltre, ritenuto che, per l’esercizio dell’opzione, i soggetti interessati debbano possedere i requisiti per accedere ai benefici di cui alla legge n. 238 del 2010, anche in relazione al relativo regime di decadenza e di cumulo, tralasciando i requisiti richiesti per accedere al nuovo regime fiscale di cui all’art. 16. Ciò, anche tenuto conto che la stessa relazione illustrativa al decreto di attuazione dell’articolo 16 del D.lgs. n. 147 del 2015 precisa che per alcuni di tali requisiti la verifica sarebbe, peraltro, inattuabile (Si pensi, ad esempio, al requisito della residenza di cui al comma 1, lettera a, del medesimo articolo 16).

Fonti e riferimenti:

  • Legge 30 dicembre 2010, n. 238;
  • D.lgs. 147/2015;
  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 17/E 2017;
  • Provvedimento Agenzia Entrate 29.3.2016 n. 46244;
  • Interpello 904 – 927/2019

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