Imposta extra “Money Transfer”

Credo si sia sentito parlare dell’approvazione di un ordine del giorno alla legge di stabilità per il 2019 che andrebbe a colpire i trasferimenti operati tramite “Money Transfer” e che dovrebbe contribuire alla lotta all’evasione che ha causato “la crisi che ha colpito le economie occidentali”.

Non volendo entrare nel dibattito etico relativo all’equità e alla legalità del colpire i redditi delle colf di questo o quel Paese, in quello del togliere risorse che potrebbero aiutare o meno lo sviluppo di alcune parti del Mondo e non volendo nemmeno dibattere circa la circostanza che l’evasione è stata perpetrata, da sempre, da cittadini, imprese, banche e consulenti proprio delle economie occidentali, ritengo molto opportuno riportare il testo integrale di tale ordine del giorno ed evitare che, sollevando il solito polverone, si trascurino possibili problemi ben più seri.

Il testo, come riportato anche sul sito della Leganord, “impegna il Governo a prevedere l’introduzione di un’imposta sui trasferimenti di denaro all’estero effettuati dai cittadini di Paesi extra UE attraverso gli istituti bancari, le agenzie di money transfer e tutti gli altri intermediari finanziari“.

Sembrerebbe, dunque, che la portata del provvedimento immaginato possa essere o divenire ben più ampia, andando a colpire anche il trasferimento di denaro che, per fare un esempio, un cittadino americano (e già, anche lui è un extra-comunitario), CEO della branch di una multinazionale con sede in Italia e a sua volta residente in Italia, dispone dal proprio corrente italiano (gli hanno detto che essendo fiscalmente residente in Italia è meglio così), su cui sono accreditate le sue retribuzioni (già tassate), al conto corrente che suo figlio detiene in USA; oppure, quello operato dal Console indiano di Milano alla sua famiglia in India.

O magari interessare anche la rimessa che uno sceicco degli Emirati arabi, trasferitosi in Italia perché attratto con la norma, introdotta dal 2017, dell’articolo 27-bis del TUIR (Opzione per l’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia) effettua dal proprio corrente che detiene in Italia, anche allo scopo di pagare le imposte forfetarie sui redditi esteri e ordinarie su quelli di fonte nazionale, ad uno dei conti accesi chissà dove nel Mondo.

Non so, qualcosa mi sfugge: però, mi pare che spesso a coloro che scrivono o anche solo propongono le leggi, manchi una visione di insieme e di lungo periodo e che ciò dia l’impressione, a chi non vive nel nostro Paese, che le carte in tavola si cambino molte volte a gioco iniziato.

O forse, più semplicemente, poi verranno disposte 1.000 eccezioni, per cui effettivamente sarà colpito solo il pizzaiolo egiziano (che tanto troverà un sistema ancora più opaco per spostare i propri soldi, magari aiutato da qualche “escapologo fiscale” a cui, del resto, è stato concessa la possibilità di insegnare evasione nell’aula del Senato dedicata ai caduti di Nassiriya).

Mala tempora currunt.

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