I cambiamenti dall’agricoltura tradizionale a quella del 2025 (?)

E’ opinione sempre più diffusa che i sistemi tradizionali di produzione agricola stanno diventando insufficienti per soddisfare le crescenti richieste da parte delle megalopoli che caratterizzeranno vieppiù il panorama mondiale. Sono già in atto applicazioni di nuove tecniche per coltivare con maggior resa i quantitativi di frutta e verdura che le grandi concentrazioni abitative richiedono.
Alcune realizzazioni ne dimostrano l’efficacia e stanno per essere estese su scala maggiore.
Vengono chiamate “fattorie verticali di prossimità” e sfruttano quasi sempre complessi ex industriali abbandonati; costituiscono l’agricoltura urbana, utile a soddisfare i crescenti consumi di un’umanità che già oggi è concentrata per il cinquanta percento nelle megalopoli e che tenderà sempre di più a inurbarsi.
Uno dei progetti più avanzati è quello di Berlino, Infarm, dove Osnat Michaeli e i due fratelli Galonska stanno rivoluzionando i sistema di approvvigionamento degli ortaggi della capitale grazie a una rete di mini-fattorie verticali installate in due catene di supermercati, collegate a una fattoria centrale, di cinquemila metri quadrati, situata in un palazzo di Kreuzberg. Il sistema è modulare e vale sia per gli ortaggi che per la frutta. A questo punto il mitico “chilometro zero” è superato dalle “produzioni di vicinanza” ai punti di consumo. Sono eliminati pesticidi e gli insetticidi, i problemi di logistica ridotti a zero, e la produzione copre i reali fabbisogni eliminando gli scarti. L’obiettivo dei tre israeliani è di aprire mille fattorie, entro la fine dell’anno prossimo, e raggiungere anche Parigi e Copenhagen.
Il teorico di questo sistema è il professore Dickson Depommier, della Columbia University. “Le piante alimentari non hanno bisogno di suolo, ma solo di acqua, luce ed elementi nutritivi” spiega il professore. “L’agricoltura tradizionale imita la natura, ma non è un sistema particolarmente efficace”. Nelle fattorie verticali da lui proposte si può arrivare a un raccolto ogni sei settimane.
I suoi metodi sono stati adottati da Green Spirit Farms, a Scranton in Pennsylvania, dove si coltivano 17 milioni di piante, in sei strati sovrapposti su una superficie di tre ettari. A Chicago Green Spirit Farms ha aperto nel 2017, su una superficie di 30mila metri quadrati, distribuiti fra 14 torri, una nuova attività che può dare 25 raccolti all’anno, consumando un quarto dell’energia e un decimo dell’acqua normalmente impiegata per coltivare in campo aperto o in serra gli stessi quantitativi di ortaggi e frutta.

Fonte:

  • AGgazette, n. 237-2018

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