Global mobility

La competizione fiscale globale, anche in relazione all’attrazione del capitale umano e alla mobilità delle persone, sta creando opportunità interessanti, a dimostrazione che la concorrenza è uno stimolo al miglioramento continuo.

Occasioni come quelle che possono derivare dalla Brexit o da manifestazioni fieristiche di rilevanza internazionale (EXPO), dovrebbero essere attentamente valutate dai regolatori nazionali così da poter offrire sistemi fiscali agevolanti: peraltro, a volte, sarebbe sufficiente anche solo dare opportuno rilievo all’esterno a incentivi già esistenti ma poco conosciuti o conosciuti solo per aspetti marginali.

Che il livello di concorrenza stia aumentando è dimostrato, ad esempio, dal recente caso della Cina: con la riforma fiscale entrata in vigore il primo gennaio 2019, sono stati ridotti significativamente il carico fiscale e l’imposizione individuale e, soprattutto, si sono equiparati i lavoratori e gli investitori individuali stranieri ai cittadini cinesi. Inoltre, se prima della riforma lo straniero era considerato residente fiscale in Cina dopo aver trascorso almeno 12 mesi in quel Paese, ora – sul Modello OCSE – è sufficiente che vi dimori abitualmente per oltre 183 giorni, anche senza avervi domicilio. Ed ancora, l’esenzione fiscale per i redditi che gli stranieri ricevono per attività di origine straniera è stata estesa a sei anni. Vi sono infine numerose deduzioni e detrazioni fiscali, anche in tema di welfare.

Come è noto, in Italia a partire dal 2010 sono state introdotte norme che incentivano il rientro di talenti italiani e l’arrivo di quelli non italiani. Questo processo ha visto il suo culmine con gli incentivi contenuti nel D.lgs. 147/2015: allo stato attuale, il nostro sistema fiscale incentiva ricercatori, lavoratori dipendenti e autonomi, con o senza diploma di laurea ma con comprovate capacità professionali e gli HNWIs (impropriamente definiti “paperoni“). Inoltre, è stato presentato un Disegno di Legge che si prefigge di creare un corpus normativo unitario per la gestione dell’intero processo del “controesodo“.

Sarebbe dunque auspicabile, da un lato, che tutti i benefici previsti dal nostro sistema fiscale fossero adeguatamente “pubblicizzati” e che, dall’altro, le posizioni del nostro Fisco fossero meno volubili e rigidamente formalistiche: altrimenti rischiamo di avere una bellissima auto da corsa, con serissimi problemi di affidabilità e, ancor peggio, tenuta chiusa in un garage.

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