Gentilezza virtù perduta

Dalla Gazette del mio caro amico Alberto Giordanetti. 


Viviamo da qualche tempo in una società arrabbiata e quando incontriamo qualche sconosciuto che si comporta con noi in modo gentile ce ne meravigliamo.
Secondo alcuni pedagoghi di Harward, la gentilezza si impara, come uno strumento, non la si predica.
Si impara meglio da piccoli e i più bravi insegnanti sono i genitori. Peccato, però, che solo il 20% dei genitori la consideri una priorità educativa, a fronte di un 80% pronto ad attribuire massimo valore al sucesso personale.
Ecco le cinque regole per la didattica della gentilezza. 

  1. Regola numero 1– L’empatia non si dice, si fa. Per crescere un figlio altruista bisogna essere genitori gentili in grado di fare domande e di mettersi nei panni dei bambini. 
  2. Regola numero 2 – Offrire occasioni per la pratica quotidiana della cortesia: per esempio aiutare un amico a fare i compiti a casa. 
  3. Regola numero 3 – La gentilezza è come una telecamera: serve ad avvicinare i particolari e ad inquadrare l’ambiente circostante: i ragazzi devono imparare a mettere a fuoco prima i sentimenti degli individui e poi il contesto. 
  4. Regola numero 4 – Aiutare i figli a gestire rabbia, gelosia, vergogna: non serve blandirle, meglio discuterne. Parlarne insieme serve a imparare a gestirle. 
  5. Infine la regola più sfidante, la numero 5. L’umiltà, che insegna a comportarsi con gli altri come si fa “tra uguali”; quindi, in conseguenza, a essere gentili in ogni occasione anche con gli estra- nei. 

PS – Andate e praticate !”

Lascia un commento