Eutekne.info – Collaborazione volontaria o denuncia di un socio o di un parente?

Ripubblico l’intervento di Lodovico Gaslini, Presidente dell’AIDC di Milano, già presente su Eutekne.info di oggi, Venerdì 4 Settembre 2015.
Intervento che condivido in toto e per il quale ho ringraziato personalmente il Presidente.

L’impegno profuso nel mese di agosto dall’Agenzia delle Entrate e dal Governo per cercare di dare più appeal all’operazione voluntary disclosure è evidente e certamente meritevole: le circolari n. 30 dell’11 agosto e n. 31 del 28 agosto, il decreto legislativo n. 128 del 5 agosto (modifiche al raddoppio dei termini), i quattro disegni di legge licenziati il 27 agosto dal Consiglio dei Ministri per ratificare le convenzioni dell’Italia con la Svizzera, il Principato di Monaco, la Santa Sede e il Liechtenstein lo dimostrano.
Le problematiche aperte sono ancora tante e molti si chiedono se l’attività legislativa e la produzione di documenti di prassi siano finite o se si debba attendere ancora qualcosa: la quinta circolare… e forse altro? 

Ora è il momento di noi professionisti: dovremo coordinare norme e circolari, completare il lavoro e presentare le istanze. Sulla proroga poco di nuovo: ne ribadiamo l’evidente necessità, già motivata da organi istituzionali (tra cui il nostro ODCEC di Milano) e illustri pubblicisti. Auspichiamo solamente che non venga comunicata a ridosso dell’attuale scadenza, il prossimo 30 settembre.

Una quinta circolare o il provvedimento di proroga potrebbero essere l’occasione per risolvere alcune problematiche sorte analizzando le pratiche e confrontandosi con le sensibilità dei contribuenti. Molti di loro potrebbero essere indotti a non voler o poter procedere con la presentazione dell’istanza, pregiudicando così il successo sperato riducendo le aspettative di gettito elevato auspicato dall’operazione voluntary disclosure.

Alludo in particolare all’obbligo di indicazione dei soggetti collegati nella sezione I della dichiarazione. I soggetti collegati sono terzi rispetto al rapporto tra il contribuente istante ed il Fisco e pertanto non può essere imposta la loro identificazione nel caso in cui ciò non rilevi nella quantificazione delle imposte dovute per l’accesso alla voluntary disclosure del contribuente istante.

Lo spirito della norma è quello di una collaborazione volontaria (e personale) del contribuente che si apre al fisco denunciando le sue (esclusive) irregolarità commesse nel passato, avendo in cambio un’attenuazione delle sanzioni. In quest’ottica perché imporre una denuncia obbligatoria nei confronti di soci, parenti, amici che in passato hanno partecipato o sono intervenuti, magari anche solo per un favore nei confronti del contribuente istante, nelle irregolarità commesse da quest’ultimo e che, per una molteplicità di motivi non vogliano o possano presentare analoga istanza? E non è che questa denuncia obbligatoria possa diventare un comportamento delatorio o contrario alla normativa sulla privacy e sul trattamento dei dati?
Faccio alcuni esempi che evidenziano le fattispecie in cui l’aderente alla voluntary disclosure si trova costretto a denunciare soci, parenti, amici:

  • adesione da parte del titolare effettivo in caso di non adesione da parte degli altri titolari effettivi;
  • adesione da parte del titolare effettivo in caso di non adesione da parte dei soggetti collegati;
  • adesione da parte del procuratore in caso di non adesione da parte del titolare effettivo;
  • adesione da parte di un contribuente che ha percepito somme per incassi non dichiarati in caso di non adesione da parte di colui che ha corrisposto tali somme.

L’indicazione obbligatoria, nella voluntary disclosure di un contribuente, dei soggetti collegati non trae origine dalla norma ma è stata prevista dai provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate con i quali sono stati approvati il modello e le relative istruzioni e dalle successive circolari. L’unico riferimento legislativo è previsto nel nuovo art. 5-sexies del DL 167/1990, in cui è conferita una delega che, forse, è stata esercitata oltre i limiti previsti.
AIDC Milano auspica che venga attuato un intervento chiarificatore coerente con lo spirito volontaristico e solo personale dell’istituto della voluntary disclosure.

Richiedere l’autodenuncia da parte del contribuente evasore rappresenta un cambio epocale nei rapporti tra Fisco e contribuente: da Fisco nemico si passa a Fisco alleato. Perché questo avvenga, il Fisco deve trasmettere fiducia al contribuente, non diffidenza e sospetto o richieste delatorie.

Questa è un’occasione importante per continuare il processo di riqualificazione del rapporto fisco-contribuente, con il contributo e sostegno di noi professionisti, per un sistema fiscale equo e sostenibile.

Non perdiamo questa opportunità, sarebbe un peccato!”

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