Errori fattura: responsabilità cessionario

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15302 depositata ieri, 21 Luglio 2015, ribadisce che il cessionario/committente che agisce nell’esercizio di imprese, arti e professioni non è obbligato a regolarizzare l’operazione quando ciò comporterebbe la necessità di effettuare vere e proprie valutazioni giuridiche su quanto è stato fatto dal cedente/prestatore.

In altri termini, i giudici affermano che se al cessionario/committente spettasse il compito di valutare in maniera critica la qualificazione del rapporto sottostante all’operazione, ciò “trasformerebbe l’obbligato in rivalsa in un collaboratore con supplenza in funzioni di esclusiva pertinenza dell’ufficio finanziario, e, dunque, andrebbe oltre la ratio di assicurare all’ufficio medesimo la conoscenza piena dei fatti rilevanti ai fini impositivi, introducendo una sorta di accertamento privato in rettifica della dichiarazione del debitore d’imposta”.

Inoltre, l’ampliamento della responsabilità del cessionario/committente imporrebbe il soddisfacimento di un credito non ancora accertato “sulla base della prefigurabilità di una successiva iniziativa dell’ufficio stesso”.

Poi, però, anche qui confermando precedenti sentenze (si veda la n. 26183/2014), si rileva che il sindacato del cessionario/committente deve essere circoscritto alla regolarità formale della fattura, quindi alla verifica dei requisiti dell’art. 21 del DPR 633/72, “tra i quali rilevano, tra gli altri, i dati relativi alla natura, qualità, quantità dei beni e dei servizi, all’ammontare del corrispettivo, all’aliquota ed all’ammontare dell’imposta e dell’imponibile”.

E’ l’ultimo inciso (“all’aliquota ed all’ammontare dell’imposta”) che, se male interpretato, può di fatto capovolgere quanto la Corte ha inteso evidenziare negli ultimi anni, richiedendo al cessionario di sindacare anche quale norma IVA avrebbe dovuto essere indicata.

Tuttavia il sindacato deve consistere in un esame “formale” dei requisiti imposti dall’art. 21 del decreto IVA; esame “formale” significa, secondo una prima impostazione, che il cessionario/committente non debba fare altro che appurare la presenza dei requisiti ivi indicati.

Un problema che, specie in un campo delicato come quello dell’IVA in edilizia, potrebbe emergere, concerne l’aliquota dell’imposta indicata in fattura: tuttavia, in base a questa sentenza, se questa è presente, l’obbligo di verifica del cessionario/committente è da considerarsi assolto.

Al massimo, si potrebbe sostenere che questi sia tenuto a regolarizzare l’operazione quando noti l’applicazione dell’inesistente aliquota del 24%, o quella del 20%, ormai abrogata dalla L. 148/2011, o ancora a casi, non definibili a priori, ove non può “oggettivamente” sussistere alcun dubbio sull’aliquota utilizzabile.

Di seguito un estratto della sentenza:

“Non è addossabile, in capo al cessionario/committente, alcun sindacato sulla qualificazione dell’operazione (tesi peraltro sostenuta, a chiare lettere, dalla C.T. Reg. Lazio 17 marzo 2005 n. 22/1/05), e, ove a detta qualificazione o ad altre valutazioni giuridiche corrisponda una diversa aliquota IVA, l’unico responsabile è il cedente/prestatore, che, in via eventuale, potrebbe essere sanzionato ai sensi dell’art. 6 comma 1 del DLgs. 471/97, con una sanzione dal 100% al 200% dell’imposta. Il controllo sulla irregolarità della fattura richiesto al cessionario o al committente dall’8° comma dell’art. 6 del DLgs. n. 471 del 1997 è difatti intrinseco al documento, in quanto limitato alla regolarità formale della fattura, e, dunque, alla verifica dei requisiti essenziali individuati dall’art. 21 del DPR 633/72, tra i quali rilevano, tra gli altri, i dati relativi alla natura, qualità, quantità dei beni e dei servizi, all’ammontare del corrispettivo, all’aliquota ed all’ammontare dell’imposta e dell’imponibile. La regolarizzazione richiesta al cessionario o committente consiste nel fornire le indicazioni dell’art. 21 del DPR n. 633 del 1972, il quale appunto elenca gli elementi da inserirsi nella fattura. L’inclusione, fra i compiti del cessionario o committente, di un apprezzamento critico, su quanto l’emittente di fattura completa dichiari in ordine alla individuazione della base imponibile e dell’aliquota applicabile, in esito ad una ricognizione critica del rapporto giuridico sottostante, trasformerebbe l’obbligato in rivalsa in un collaboratore con supplenza in funzioni di esclusiva pertinenza dell’ufficio finanziario, e, dunque, andrebbe oltre la ratio di assicurare all’ufficio medesimo la conoscenza piena dei fatti rilevanti ai fini impositivi, introducendo una sorta di accertamento privato in rettifica della dichiarazione del debitore d’imposta. Una dilatazione delle incombenze in discorso, nel senso voluto dall’amministrazione, non sarebbe del resto coerente con il contestuale obbligo del soggetto tenuto alla regolarizzazione della fattura altrui di pagare l’imposta non versata o versata in misura insufficiente.La tesi porterebbe ad esigere quel versamento prima che l’ufficio abbia controllato ed eventualmente rettificato la suddetta dichiarazione in ordine a misura ed estensione della soggezione ad imposta, e quindi ad imporre il soddisfacimento di un credito non ancora accertato e fatto valere nel rapporto con il soggetto passivo, sulla mera base della prefigurabilità di una successiva iniziativa dell’ufficio stesso; il risultato sarebbe anomalo, e non scevro da dubbi di compatibilità con i precetti di cui agli artt. 3, 24 e 53 della Costituzione, in quanto si richiederebbe al cessionario o committente, solo perché debitore finale in esito alla rivalsa, una solutio di tipo anticipatorio e cautelativo rispetto a credito d’imposta non ancora esercitato (in termini, Cass. 12.12.2014, n. 26183; 18.8.2013, n. 18743). Né è esportabile in materia il diverso indirizzo sugli oneri di diligenza con riguardo all’applicabilità del regime del margine, giacché, essendo questo un regime speciale, implica un vaglio critico della sussistenza dei relativi presupposti, pienamente compatibile con la diligenza qualificata prevista dal comma 2 dell’art. 1176, del c.c. Le fatture ricevute dalla commissionaria italiana, di contro, risultando complete di tutti i dati prescritti, vanno qualificate, ai fini sanzionatori, come regolari”.

Fonti:

  • art. 6 DLgs. 18.12.1997 n. 471 (S.O. n. 4 G.U. 8.1.1998 n. 5)
  • Cass. 21.7.2015 n. 15302
  • Cass. 12.12.2014 n. 26183
  • Il Quotidiano del Commercialista del 22.7.2015 – ”Il cessionario non deve sindacare la qualificazione dell’operazione” – Cissello

 

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