COVID-19 e residenza

Il 3 aprile il Segretario generale dell’OECD aveva pubblicato un documento denominato “OECD Secretariat Analysis of Tax Treaties and the Impact of the COVID-19 Crisis”.

Nel testo erano analizzate le potenziali problematiche connesse con i lockdown attuati dai vari Paesi in merito ai temi della creazione di stabili organizzazioni, della residenza delle società (“place of effective management”) , dei lavoratori frontalieri e del cambio di status di residenza delle persone fisiche. Sulla base delle regole dei trattati internazionali, venivano quindi offerte linee guida volte a dirimere possibili controversie fiscali tra Stati su quelle tematiche e si invitavano le Amministrazioni competenti a considerare la straordinarietà della situazione.

Nel corso dei mesi successivi, alcuni Stati si sono adoperati in tal senso anche ricorrendo ad accordi interpretatitivi specifici delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

In questo ambito si inserisce la risposta ad interrogazione in Commissione 6 Finanze n. 5-04654. Nel testo del documento, dopo aver ricordato quanto scritto dal Segretario dell’OECD in aprile e aver compiuto una breve disamina in merito al concetto di residenza come definito dall’art. 2 del TUIR e dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni, l’estensore segnala che l’Italia ha già sottoscritto accordi interpretativi in tal senso con Austria, Francia e Svizzera.

La risposta si conclude con la conferma della disponibilità degli uffici dell’Amministrazione finanziaria “ad assicurare la trattazione di procedure amichevoli con le autorità dei Paesi interessati, ove siano rilevati casi di difficoltà o dubbi inerenti all’interpretazione o all’applicazione di specifiche disposizioni contenute nelle Convenzioni sulle doppie imposizioni, in considerazione delle circostanze verificatesi con l’emergenza sanitaria ancora in corso”.

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