Bonus impatriati e rientro da distacco all’estero

Con la risposta ad interpello n. 136/2021, pubblicata il 2 marzo 2021, l’Agenzia delle Entrate torna ad esprimersi in merito alla possibilità, per i lavoratori che rientrino in Italia dopo un prolungato periodo di distacco all’estero, di fruire dell’agevolazione prevista dall’art. 16 del D.lgs. 147/2015.

Il documento, dopo aver ricostruito il percorso interpretativo dell’Agenzia sulla materia (indubbiamente travagliato e ondivago), inziato con la Circolare 17/E del 2017, poi proseguito con la risoluzione 78/E del 2018 e la risposta ad interpello n. 45 del 23.10.2018 e ad oggi pervenuto a quanto contenuto nella Circolare 33/E del 28 dicembre 2020, conferma la recente interpretazione più restrittiva ovvero che il beneficio fiscale non spetta nei casi di rientro da un distacco estero in presenza del medesimo contratto di lavoro in essere con lo stesso datore di lavoro.

Peraltro l’Agenzia, dopo aver dettagliatamente appurato e indicato che nel caso esaminato paiono in realtà sussistere le condizioni chiarite nel 2018 per fruire dell’agevolazione anche nell’ipotesi di rientro da un distacco, lascia al contribuente (…) l’onere di verificare se, ciò nonostante, nel suo caso possano invece sussistere gli indici preclusivi indicati nella recente Circolare 33/E (“A titolo meramente esemplificativo, costituiscono indice di una situazione dicontinuità sostanziale: il riconoscimento di ferie maturate prima del nuovo accordo contrattuale; il riconoscimento dell’anzianità dalla data di prima assunzione; l’assenza del periodo di prova; clausole volte a non liquidare i ratei di tredicesima (ed eventualequattordicesima) maturati nonché il trattamento di fine rapporto al momento della sottoscrizione del nuovo accordo; clausole in cui si prevede che alla fine del distacco, il distaccato saràreinserito nell’ambito dell’organizzazione della Società distaccante e torneranno adapplicarsi i termini e le condizioni di lavoro presso la Società di appartenenza invigore prima del distacco“).

Poiché questo tipo di interpretazioni rischiano di precludere, di fatto, l’accesso all’agevolazione a moltissimi lavoratori che, per prassi molto comune delle multinazionali, durante il proprio percorso lavorativo vengono distaccati presso le loro varie branch estere, penso sia opportuno qui segnalare che il comportamento di norma tenuto dai datori di lavoro e dai propri dipendenti (mantenimento contratto di lavoro originario) è assolutamente conforme alla normativa prevista per il distacco. Infatti, affinché un rapporto di distacco sia valido e lecito ai sensi di legge, secondo le previsioni specificamente stabilite dall’art. 30 del D.lgs. 276/2003, di attuazione della legge delega n. 30/2003 (c.d. “legge Biagi”), tra le varie condizioni, è necessario che nel contratto di distacco risulti in modo esplicito (e quindi sussista) la titolarità in capo al distaccante del rapporto di lavoro, che permane quale obbligo retributivo e contributivo e che, dunque, non diviene oggetto di interruzione del contratto originario, benché il potere direttivo, di controllo e disciplinare passi al distaccatario.

Riferimenti:

  • Art. 16 D.lgs. 147/2015;
  • Circolare 17/E 2017;
  • Risoluzione 78/E 2018;
  • Risposta ad interpello n. 45/2018;
  • Circolare 33/E 2020;
  • Art. 30 D.lgs. 276/2003;
  • Legge delega n. 30/2003 (c.d. “legge Biagi”);
  • Risposta ad interpello n. 136/2021.

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