Black list e costi Tax Havens e CFC

Sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le modifiche alle “black list” con gli Stati o territori con riferimento ai quali:

  1. si applicano le limitazioni alla deducibilità dei costi previste dall’art. 110 co. 10 e 12-bis del TUIR;
  2. si applica il regime di imputazione per trasparenza dei redditi prodotti dalla società partecipata (c.d. “disciplina CFC”) previsto dagli artt. 167 e 168 del TUIR.

1. Qualora lo Stato o territorio nel quale risiede l’impresa estera rientra nella black list, l’impresa italiana che intrattiene con questa rapporti commerciali è tenuta a segnalare separatamente i costi soste­nuti nella dichiarazione dei redditi.

A seguito delle modifiche introdotte, rimangono nella black list valevole a questi specifici fini i soli Stati privi di strumenti per lo scambio di informazioni ai fini fiscali con l’Italia.

I principali Stati rimossi dalla black list sono Singapore, gli Emirati Arabi, la Malaysia e le Filippine. Gli altri Stati che non figurano più nella lista sono Alderney (Isole del Canale), Anguilla, Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Gibilterra, Guernsney (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Mauritius e Montserrat.

Invece, i principali Stati rimasti nella black list sono Hong Kong, Monaco (con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato) e la Svizzera (limi­tatamente alle società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e “di domicilio”). Altri Stati che permangono nella lista sono, a titolo esemplificativo e dunque non esaustivamente, Andorra, Guatemala, Liechten­stein, Macao, Maldive, Seychelles, Panama (limitatamente ad alcune società agevolate).

2. Se l’impresa italiana detiene, in maniera diretta o indiretta, il controllo di un’impresa estera resi­dente o localizzata in uno Stato o territorio rientrante nella black list CFC, i redditi del soggetto estero partecipato sono imputati per trasparenza in capo al soggetto italiano (persona fisica o società), anche in assenza della loro effettiva distribuzione.

[Si segnala che la regola in esame può essere disapplicata solo mediante presentazione di apposito interpello all’Agenzia delle Entrate].

Per effetto delle modifiche appena pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, ai fini in esame permangono nella black list CFC i soli Stati e territori con un livello di tassazione inferiore al 50% di quello applicato in Italia. Sono stati rimossi dalla black list i seguenti Stati: Filippine, Malaysia e Singapore. Se, quindi, un soggetto italiano controlla una società con sede in Singapore, per effetto delle sopravvenute modifiche esso sconterà le imposte solo quando la controllata di Singapore distribuirà gli utili. Sono stati altresì rimossi altri Stati, quali ad esempio Panama e la Svizzera, prima considerati black list limitatamente ad alcune tipologie societarie. Tali Stati, tuttavia, potrebbero essere rein­seriti nella lista nera con apposito Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate (ad oggi non ancora emanato).

Invece, i principali Stati rimasti nella black list sono Hong Kong, Monaco (con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato) e gli Emirati Arabi (con esclusione delle società petrolifere soggette ad imposta), nonché, a titolo esemplificativo e dunque non esaustivamente, Andorra, Guatemala, Liechtenstein, Macao, Maldive, Seychelles.

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