Attività oggetto di VD e omessa o infedele dichiarazione di successione

Nei casi in cui dall’istanza di voluntary disclosure porti alla luce beni esistenti all’estero non dichiarati e pervenuti per successione, è opportuno preventivamente analizzarne le possibili conseguenze.

Infatti, l’Agenzia delle Entrate, nella Circolare 11.8.2015 n. 30 (§ 4.2), ha indicato che in quelle circostanze l’Amministrazione finanziaria “dovrà necessariamente attivare le conseguenti attività di controllo”, ma, in caso di “piena e spontanea” collaborazione da parte del contribuente, potrà essere applicata la riduzione delle sanzioni fino alla metà del minino, a norma dell’art. 7 co. 4 del DLgs. 472/97.

Qualora la dichiarazione di successione del defunto non sia stata del tutto omessa, ma presentata pur senza indicare i beni all’estero e non siano ancora trascorsi 2 anni dal pagamento dell’imposta, l’Ufficio è ancora nei termini per procedere alla rettifica e liquidazione della maggiore imposta (art. 27 co. 3 DLgs. 346/90). Pertanto, l’istanza di disclosure che facesse emergere tali attività e non fosse preceduta da una dichiarazione di successione integrativa (né interpretata come una richiesta di ravvedimento) potrebbe dar luogo alla liquidazione della maggiore imposta di successione, con gli interessi e la sanzione in misura compresa tra il 100% ed il 200% dell’imposta non pagata (art. 51 co. 1 del DLgs. 346/1990), che potrebbe essere ridotta fino al 50% per cento dell’imposta non pagata ex art. 7 co. 4 del DLgs. 472/97.

D’altro canto, qualora la dichiarazione sia stata del tutto omessa e non siano trascorsi 5 anni dalla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione (che in linea di principio scade dopo 12 mesi dalla morte), l’Ufficio è nei termini per procedere all’accertamento ed alla liquidazione. In tal caso, ipotizzando di escludere il ravvedimento, si applicherebbero le sanzioni dal 120% al 240% (art. 50 del DLgs. 346/90), riducibili ex art. 7 co. 4 del DLgs. 472/97 al 60% dell’imposta non pagata.

Tuttavia, secondo quanto sostenuto dal Notaio Busani sul Sole24Ore del 04/09/2015. nel caso in cui i termini per l’accertamento dell’imposta sulle successioni siano decorsi, l’art. 48 co. 2 del DLgs. 346/90 potrebbe essere interpretato nel senso che sia possibile agli Uffici dell’Agenzia delle Entrate “rifiutare” l’istanza di disclosure in assenza della prova della presentazione della dichiarazione di successione. Pertanto, l’Autore ritiene opportuno, anche in tali casi, presentare la dichiarazione di successione omessa o la dichiarazione integrativa, pagando la relativa imposta ed applicando le sanzioni ridotte con il ravvedimento operoso, “probabilmente ridotte” ulteriormente a norma dell’art. 7 co. 4 del DLgs. 472/97.

In ogni modo, è opportuno osservare che l’interpretazione secondo cui l’art. 48 co. 2 del DLgs. 346/90 consentirebbe agli uffici dell’Agenzia delle Entrate di rifiutare l’istanza di collaborazione volontaria non risulta espressamente confermata dall’Agenzia delle Entrate nella circ. 30/2015.

Fonti:

  • Notiziario Eutekne 04/09/2015
  • art. 7 DLgs. 18.12.1997 n. 472 (S.O. n. 4 G.U. 8.1.1998 n. 5)
  • art. 48 DLgs. 31.10.1990 n. 346 (S.O. n. 75 G.U. 27.11.1990 n. 277)
  • art. 27 DLgs. 31.10.1990 n. 346 (S.O. n. 75 G.U. 27.11.1990 n. 277)
  • art. 50 DLgs. 31.10.1990 n. 346 (S.O. n. 75 G.U. 27.11.1990 n. 277)
  • art. 51 DLgs. 31.10.1990 n. 346 (S.O. n. 75 G.U. 27.11.1990 n. 277)
  • Circolare Agenzia Entrate 11.8.2015 n. 30
  • Il Sole – 24 Ore del 4.9.2015, p. 35 – ”Voluntary con incognita-eredità” – Busani
  • Il Sole – 24 Ore del 4.9.2015, p. 35 – ”Il debito d’imposta resta anche dopo 5 anni” – Busani

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