Attività di lavoro svolta da non residente in smart working in Italia

Con la Risposta ad Interpello n. 626 del 27 settembre 2021, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che, in base al combinato disposto dell’articolo 15 del Modello OCSE delle Convenzioni per eliminare le doppie imposizioni e dell’articolo 23 del TUIR, il reddito percepito da una persona residente all’estero, per l’attività di lavoro dipendente svolta in Italia in modalità “smart working”, rileva fiscalmente anche nel nostro Paese, ai sensi degli articoli 49 e 51, commi da 1 a 8, del TUIR.
Si rammenta, a tal proposito, che l’eccezione prevista al paragrafo 2 del citato articolo 15 (imposizione solo nel Paese di residenza del lavoratore) è applicabile solo qualora sussistano i tre seguenti requisiti:

  1. Il lavoratore soggiorna nello Stato della fonte per periodi non eccedenti in totale i 183 giorni nell’anno fiscale considerato;
  2. Le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dello Stato della fonte;
  3. L’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa del datore di lavoro nello Stato della fonte.

Nel caso di specie, al contrario, il contribuente istante aveva dichiarato di aver trascorso in Italia più di 183 giorni.

Ref.:

  • Artt. 23, 49 e 51 TUIR;
  • Art. 15 Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni;
  • Risposta ad Interpello Agenzia Entrate n. 626 del 27 settembre 2021.